giovedì 19 giugno 2008

Editoriale Maggio - Giugno 2008

Preghiamoci Sopra

Cari amici, la gita di domenica 8 giugno ha ufficialmente concluso l’anno pastorale 2007-08. A sottolineare la centralità dell’evento c’erano tutti e tre i sacerdoti della parrocchia e, anche se molti di voi non siete potuti venire, comunque eravamo due pullman ed è stata una giornata piacevole e allegra.

A beneficio degli assenti voglio sottolineare la bella testimonianza che abbiamo avuto a Piglio da “Nuovi Orizzonti”. La comunità fondata da Chiara Amirante, una ragazza romana che nel ’91 cominciò andando alla stazione Termini a trovare i reietti e che ora ha diversi centri in Italia e all’estero. Claudio, un giovane ex tossico, imbarazzato nel dover parlare davanti a tanta gente, ci ha raccontato di aver trovato nella comunità la fede e una via concreta di salvezza. Qui, ci diceva, di avere ricevuto gesti concreti di accoglienza, comprensione, ascolto, sfogo, insomma amore vero, e così conta di andare avanti con fiducia e speranza nella vita. Ci ha raccontato della sua brutta esperienza iniziata molto giovane fatta di droga, carceri ed amicizie sbagliate. Della sua fatica di riconciliarsi con la madre che, a quanto si è capito, l’aveva scaricato da piccolo in collegio. Ci è piaciuta pure la testimonianza dei giovani sposi Giuseppe e Stefania genitori di due splendidi bambini. Ci hanno detto che la loro esperienza con Nuovi Orizzonti è cominciata da fidanzati, con Giuseppe che sognava di andare in terra di missione e che invece la missione l’hanno trovata facendo servizio a tempo pieno nella Comunità a favore di tanti a cui la vita ha inferto profonde ferite nel cuore. Mi ha colpito come, ci diceva Stefania, queste ferite nel cuore le abbiamo tutti e che pertanto è necessario curarle.
Molto bella è stata la Messa celebrata nella chiesa dell’ex convento francescano insieme ai ragazzi della comunità. Il vangelo del giorno ci è sembrato una conferma che Gesù ci stava dando. La chiamata di Matteo Levi il pubblicano, il banchetto organizzato da lui per far festa con i suoi amici insieme a Gesù e ai suoi discepoli e la mormorazione degli scribi e dei farisei “come mai egli mangia e beve in compagnia dei peccatori?”. E’ stata, per noi, una parola forte, di sapienza che ci invita ad abbattere, sempre di nuovo, quei muri che si alzano nei nostri cuori se perdiamo di vista Gesù. E’ Lui che, come al peccatore Matteo, ci chiama per nome e ci invita a fargli posto nel cuore, ha lasciare tutto e a fare festa insieme ai suoi discepoli. E’ Lui che ci dà la gioia di sentirci amati perché è venuto per i malati e non per i sani. Guai se ci sentissimo delle persone per bene (sane), subito nel nostro cuore scatterebbe il giudizio nei confronti dell’altro, si creerebbero le divisioni, l’altro diventerebbe uno da escludere, da evitare. Quanta saggezza per la nostra comunità, per la Chiesa, per la società! Quanto è buono e grande Gesù! Beati noi se lo accogliamo ogni giorno nel cuore. Veramente i Nuovi Orizzonti sono uno spazio sempre possibile per chi ha fede. Chiediamo al Signore il coraggio di non rassegnarci di fronte alle nostre ferite, paure, chiusure, divisioni, giudizi e incapacità di fare comunione.
Un consiglio per l’estate prima di lasciarci? Preghiamoci sopra!!! Mi ha colpito Claudio quando ci ha raccontato che il tempo nella comunità, oltre al lavoro e ai gruppi, è scandito dalla preghiera. Ogni giorno meditazione sul vangelo, rosario e messa. Ci diceva che all’inizio non ne capiva il senso e pensava: “ma questi sono più fuori di me!” poi, gradualmente, ha imparato ad apprezzarne il valore e a gustarla. Trovo divertente come in questa comunità puoi entrare anche se non hai fede ma, se ci stai, non puoi non pregare. Immagino che questo possa suscitare la reazione di tanti “benpensanti” che credono che ciò non è rispettoso della libertà della persona. Invece ritengo che questa provocazione sia molto istruttiva per tutti gli educatori cristiani (anche i genitori) spesso troppo timidi e prudenti nel proporre la preghiera ai nostri figli o ragazzi. Per la comunità Nuovi Orizzonti la preghiera è parte integrante del programma e i risultati di questa “terapia” sono sotto gli occhi di tutti. Pensate che alcuni di questi giovani arrivano, dopo un serio cammino, a sceglier di vivere i consigli evangelici: povertà, castità ed obbedienza con l’aggiunta di un quarto: la gioia!, attraverso delle promesse che prima sono temporanee (della durata di un anno) e poi, per alcuni, diventano permanenti. Possiamo affermare che senza la preghiera non esiste una trasmissione di esperienza cristiana perché, se è vero che se hai fede preghi, è pur vero che se non preghi non avrai mai fede. Ridurre il cristianesimo ad un discorso logico razionalista da scienza delle religioni significa negare che invece principalmente è un rapporto e una comunicazione viva con Dio che in Gesù ci dona lo Spirito Santo che cambia il nostro cuore e lo guarisce. Certamente, per vivere da cristiani, non basta ricevere i sacramenti. Non c’è comunità o famiglia che si ritenga cristiana se non c’è la preghiera. Anche a livello personale non possiamo pensare di risolvere i nostri problemi con le nostre forze ma, nella preghiera, li dobbiamo presentare a Gesù perché ci aiuti a viverli secondo la sua prospettiva che sicuramente non è la nostra. Perciò, cari parrocchiani, vi auguro una estate ricca di preghiera che allarghi gli angusti confini del nostro io e ci apra a nuovi orizzonti di comunione e di amore.

Pace a voi!
Don Stefano

mercoledì 30 aprile 2008

Editoriale Aprile 2008

COMUNICAZIONI SOCIALI: “La Verità vi farà liberi”
Cari amici, domenica 4 maggio è la 42° giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Questo mi dà l’occasione di riflettere su un tema centrale nella nostra vita che da sempre è nel cuore della chiesa. La comunicazione è un elemento costitutivo intrinseco della persona umana che, nella sua essenza, è un essere in relazione. L’essere umano è, in quanto si apre ad una comunicazione sempre più vera e profonda con gli altri e con Dio e, facendo ciò, esprime se stesso e si conosce sempre di più. Non per nulla la comunicazione è l’asse portante della nostra fede in Dio che si rivela ed entra progressivamente in comunicazione con noi uomini intrattenendosi con noi come con degli amici fino alla pienezza in cui il Verbo si fa carne.
Riflettere oggi sul ruolo delle comunicazioni sociali è quanto mai necessario considerando lo sviluppo eccezionale che la tecnologia ha fatto negli ultimi decenni offrendo a tutti enormi potenzialità di comunicazione. Se pensiamo che fino a qualche decennio fa l’unico modo di comunicare a distanza era la lettera ci rendiamo conto quanta strada sia stata fatta. Non c’è dubbio che i mezzi di comunicazione svolgano un ruolo positivo nelle relazioni interpersonali, nella cooperazione tra i popoli, nello scambio di informazioni, offrendo opportunità di crescita culturale, politica, sociale, ed economica. Quindi è senz’altro da approvare lo sviluppo delle nuove tecnologie a servizio delle comunicazioni al fine di realizzare un mondo più giusto e a servizio del bene comune. D’altra parte dobbiamo riconoscere come questa enorme potenzialità di frequente è usata male e se ne fa un uso cattivo. Di fatto, nel libero mercato dei media, conosciamo il fenomeno dell’utilizzo della violenza, della volgarità, della pornografia e della trasgressione allo scopo di aumentare l’ascolto. Tutto ciò, ovviamente, è studiato in modo strumentale per fini consumistici ed ideologici. E questo è ancora poco. Il rischio più grave delle comunicazioni oggi è quello della manipolazione delle coscienze che avviene imponendo come legittimi, modelli distorti di vita personale, familiare o sociale.
Nel messaggio che il Papa ci ha dato per questa giornata si dice:”Occorre evitare che i media diventino il megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo. Essi possono e devono invece contribuire a far conoscere la verità sull’uomo, difendendola davanti a coloro che tendono a negarla e a distruggerla”.
Anche in questo campo i cristiani sono chiamati a vigilare per dare il loro contributo a servizio dell’umanità. E’ evidente che oggi c’è un mondo che ha estromesso Dio dal proprio orizzonte e che pertanto ha imboccato una via di comunicazione alienante che produce solo smarrimento, insicurezza, paura, violenza e sofferenza. E’ questo il dramma del nostro tempo in cui la comunicazione, da opportunità di conoscenza e scambio di amore, rischia di perpetuare il dramma della torre di Babele con la confusione e l’incomunicabilità cronica di chi, nel peccato, rifiuta Dio e ahimè nega la verità dell’uomo gettandolo nelle schiavitù più turpi.
Cari amici, per non subire passivamente i media ma per farne un utilizzo critico, vi invito a formare sempre più le nostre coscienze con la Parola di Dio e con l’insegnamento della Chiesa. Ritengo che noi, che abbiamo ricevuto il dono della fede, non finiremo mai di ringraziare il Signore per la luce e la gioia che ci viene dal Vangelo e da Colui che ci ha detto “la Verità vi farà liberi”.
Pace a voi!

Don Stefano

venerdì 18 aprile 2008

Editoriale Marzo 2008

La ricerca di Dio: dalla Pasqua a San Girolamo a Chiara Lubich

Cari amici, dopo una lunga quaresima e i commoventi riti della settimana santa, abbiamo celebrato con gioia la Pasqua di Resurrezione del Signore. Bella e profonda è la contentezza che sgorga da questa festa nella nostra Comunità Parrocchiale perché ha portato tanta grazia nelle anime. Noi preti, fragili strumenti dell'amore di Dio per l'umanità, lodiamo e ringraziamo il Signore perché siamo testimoni di tutto il bene che Egli ci ha donato. Veramente Gesù è Risorto in tanti che si sono riaccostati ai sacramenti dopo anni, in tanti che, impegnati nella dura lotta quotidiana, hanno sinceramente riconfermato la loro adesione a Cristo nella Chiesa ma anche nei tanti che, ancora in ricerca di Dio, in questo tempo si sono sforzati con fatica di riconoscerlo. Proprio a voi, che cercate sinceramente Dio ma non lo trovate, chiedo il coraggio di non mollare, di continuare a pregare per incontrarlo nella complessità contraddittoria e spesso tragica della nostra storia. Egli è vivo! E' risorto! Se non lo riconosciamo è perché è nascosto sotto la specie del Crocifisso. Magari gli passiamo accanto negli orrori della vita e non lo vediamo. Eppure il messaggio del venerdì santo dovrebbe parlarci chiaro: in Gesù, Dio è sceso fino al punto in cui Dio non c'è più. In Gesù, Dio fa propria l'assenza di Dio tra gli uomini. Il suo amore va fino al punto in cui si fa “peccato” e “maledizione” per noi (Galati 3,12; 2Corinzi 5,21). Un segno grande di questa Divina Presenza nascosta mi è stato donato proprio durante la settimana santa quando ho concelebrato, nella Basilica di San Paolo, la messa di esequie di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei focolari o Opera di Maria. Anche li è stato palpabile che, pur nel dolore e nella commozione del momento, il Cristo Risorto era vittorioso e ci trasmetteva una profonda gioia. Le testimonianze dei rappresentanti di altre chiese cristiane e di altre religioni hanno evidenziato i meravigliosi frutti del carisma che, attraverso Chiara, Dio ha donato alla Chiesa e al mondo: la spiritualità di comunione e dell'unità. Oggi nel mondo sono tantissimi i membri che aderiscono ai focolari ma sono addirittura decine di milioni quanti, in ogni stato di vita, hanno abbracciato con spirito di umiltà e gioia il carisma dell'Opera di Maria che è fondato sul comandamento che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Se pensiamo come è cominciato questo Movimento così impegnato per la comunione nella Chiesa, per il dialogo ecumenico e per la fratellanza tra i popoli e così attivo nei diversi campi della vita umana - dalla scienza all'arte, dalla economia alla politica - c'è da rimanere sbalorditi. Sotto i bombardamenti, alla fine della seconda guerra mondiale, a Trento, quando tutto intorno crollava a pezzi, Chiara scopre l'ideale evangelico dell'unità. Ancora ventitreenne, attratta interiormente, dona tutta la sua vita a Dio. La gioia contagiosa di essere sposa di Dio raduna intorno a lei le prime compagne unite dall'ideale di vita evangelica assolutamente radicale. Da lì nasce una avventura meravigliosa che la vede docile strumento nelle mani di Dio.La spiritualità di comunione che Chiara Lubich ha donato alla Chiesa come principio educativo e fonte di rinnovamento poggia, come una pietra angolare, nel mistero di Gesù Cristo Crocifisso e Abbandonato. Da Lui si impara quello spogliamento interiore, quella capacità di essere un vuoto pieno di amore che permette che i molti e i diversi possano comporre l'unità. Cari amici penso che oggi abbiamo tanto bisogno di chiedere a Dio di vivere questo carisma. Chiediamo a Maria, Madre della Chiesa, che ci doni donne e uomini generosi, aperti all'Amore di Dio e del mondo che sappiano donare la propria vita per questo ideale evangelico
Pace a voi! Don Stefano

Salutandovi vi lascio questo prezioso scritto di Chiara Lubich da meditare e pregare:

“Ho un solo sposo sulla terra: Gesù Abbandonato: non ho altro Dio fuori di lui. In lui è tutto il Paradiso con la Trinità e tutta la terra con l'Umanità. Perciò il suo è mio null'altro.E suo è il dolore universale e quindi mio. Andrò per il mondo cercandolo in ogni attimo della mi vita. Ciò che mi fa male è mio. Mio il dolore che mi sfiora nel presente. Mio il dolore delle anime accanto (è quello il mio Gesù). Mio tutto ciò che non è pace, gaudio, bello, amabile, sereno…, in una parola: ciò che non è Paradiso. Poiché anch'io ho il mio Paradiso ma è quello nel cuore dello Sposo mio. Non ne conosco altri. Così per gli anni che mi rimangono: assetata di dolori, di angosce, di disperazioni, di malinconie, di distacchi, di abbandoni, di strazi, di…tutto ciò che è lui e lui è il Peccato, l'Inferno. Così prosciugherò l'acqua della tribolazione in molti cuori vicini e – per la comunione con lo Sposo mio onnipotente- lontani. Passerò come fuoco che consuma ciò che ha da cadere e lascia in piedi solo la Verità. Ma occorre essere come lui: essere lui nel momento presente della vita.”

Editoriale Febbraio 2008

“Il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4, 23)

Cari amici, in questo editoriale mi propongo di parlarvi della Adorazione Eucaristica per invitarvi a praticarla con fede. Tale preghiera è intrinsecamente in rapporto con la s. Messa che è il più grande atto di culto della Chiesa e che, per eccellenza, è il “mistero della fede”. Più di ogni altra realtà è dall’Eucaristia che comprendiamo che il Figlio di Dio ci ama e desidera unirsi a noi. Pertanto già il “ricevere l’Eucaristia significa porsi in atteggiamento di adorazione verso Colui che riceviamo” (Sacramentum Caritatis 66).A tale proposito dovremmo tutti, sacerdoti e fedeli, recuperare nelle nostre liturgie eucaristiche quegli atteggiamenti di silenzio, compostezza e raccoglimento profondo che esprimono la consapevolezza che veniamo invitati a ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo, non semplicemente un simbolo ma il Signore Gesù in persona, che si offre spontaneamente in sacrificio per noi. Perciò l’Eucaristia merita di essere accolta con grande fede e con sentimenti di umiltà, venerazione, lode, amore, gratitudine e anche con un certo timore e tremore perché tutti dobbiamo sinceramente riconoscere: “non sono degno”. D'altronde l’Eucaristia ci viene donata per trasformarci in Colui che si riceve. Da parte nostra ci viene chiesto di collaborare con la grazia, rimuovendo gli ostacoli che sono nel nostro cuore e nella nostra vita, perché avvenga l’incontro profondo con Colui che ci trasforma e che ci fa partecipi della Sua missione e ci rende capaci di attuarla. Proprio per favorire e vivere con maggiore frutto la celebrazione liturgica è importante l’Adorazione Eucaristica: restare davanti a Lui con semplicità nella verità di se stessi, esporre con confidenza il proprio cuore a Gesù affermando la fede nella Sua presenza reale nell’Ostia consacrata. L’Adorazione Eucaristica è scuola di preghiera, via di interiorità, luogo dove si ricevono le consolazioni dello Spirito e si cresce nella fede nella speranza e nella carità. Certamente è anche deserto dove emergono le nostre contraddizioni perché lì, più che altrove, spogli dalle maschere che spesso indossiamo senza neanche più accorgercene, la Parola di Dio, come spada tagliente a doppio taglio, penetra nel profondo della nostra anima e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore (vedi: Ebrei 4,12-13). E’ questo il motivo percui è poco praticata, perché lì davanti a Lui, senza dire o fare nulla, siamo nudi e questo può non piacere, può essere terribilmente imbarazzante sentirci osservati e alla Sua presenza; in questo percorso di verità siamo invitati a lasciarci amare e trasformare nel profondo della nostra anima. L’Adorazione sostanzialmente è un incontro personale con il Dio Uno e Trino che si fa presente in “Il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4, 23) Gesù sacramentato e perciò, va compreso bene, è completamente diversa da quelle tecniche di meditazione profonda che vanno di moda per rilassarsi o per cercare il proprio benessere entrando in contatto con l’energia del cosmo e della terra ma che, in definitiva, rimangono centrate su se stessi.Cari amici, nella nostra comunità l’Adorazione si fa con l’intenzione di chiedere vocazioni sacerdotali e religiose come una bella eredità lasciataci dalla missione francescana del marzo del 1981 nella nostra parrocchia. Non vi diminuisce, cari fedeli, questa esplicita intenzione di preghiera per le vocazioni, della nostra parrocchia. Ciò non significa che le vostre intenzioni o la vostra santificazione personale non vengano considerata o passino in secondo piano, tutt’altro queste vengono meglio valorizzate per diversi motivi. Primo: la tua preghiera è più forte se entra in un respiro ecclesiale.Secondo: la fede nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia e l’amore per il Santissimo Sacramento ti portano spontaneamente ad apprezzare il dono del Sacerdozio come un canale privilegiato della divina misericordia che vuole beneficarti. Terzo: capire che, per il bene di tutti, qualcuno deve ricevere la chiamata gratuita di Dio, ti aiuta a capire che anche tu hai una specifica chiamata, che Dio ti parla e vuole che anche tu diventi dono per gli altri e che la tua felicità è nel fare la Sua, non la tua volontà che, con il Suo aiuto, puoi capire e realizzare. Cari amici, per questi motivi mi permetto di informarvi che recentemente il Cardinale Claudio Humes, Prefetto della Congregazione del Clero, ha scritto una lettera ai Vescovi per “avviare un movimento spirituale che dia vita ad una cordata di Adorazione Perpetua, per la riparazione dei peccati e per la santificazione dei sacerdoti”. Inoltre, ricordando la speciale maternità di Maria nei confronti di tutti i sacerdoti, spiegava come, con questo movimento di preghiera, si intende affidare a Maria, Madre del Sommo ed Eterno Sacerdote, ogni sacerdote “con lo scopo di suscitare sante vocazioni allo stato sacerdotale e, insieme, di accompagnarle spiritualmente, al livello del Corpo Mistico, con una sorta di maternità spirituale affinché sempre meglio servano a Lui e ai fratelli”.Cari amici, intendo recepire l’invito del Cardinale Humes e pertanto completare l’intenzione che da sempre ha caratterizzato la nostra adorazione parrocchiale con la richiesta a Dio di Vocazioni religiose e sacerdotali, con l’aggiunta della preghiera di riparazione per i peccati commessi dai sacerdoti e per la maternità spirituale che li accompagni nel loro ministero. Affido all’intercessione di Maria Madre della Divina Misericordia questo nostroproposito. Pace a voi!Don Stefano

Editoriale Gennaio 2008

...La Settimana Comunitaria...

Cari amici,tra poche settimane tutte le attività della nostra parrocchia subiranno uno stop. Ripetiamo l'esperienza della " Settimana Comunitaria "già fattalo scorso anno. Nessun incontro di catechismo, nessun incontro dei vari gruppi, niente prove al teatro o per il coro, niente allenamenti o partite di calcio. Cessano tutte le attività per convergere tutti insieme intorno a Cristo che ci fa Comunità. Concretamente tutti i parrocchiani, e specialmente quanti partecipano alle varie iniziative, si incontreranno lunedì 11 Febbraio alle ore 20,45 per condividere la Parola di Dio, giovedì 14 alle ore 21,00 per adorare l'Eucaristia e sabato 16 dalle ore 15,30 per un pomeriggio di condivisione , incontro e confronto con la presenza del nostro Vescovo Ausiliare don Benedetto, che si concluderà con una cena. Vi ricordo che tale iniziativa nasce dall'esigenza di crescere come Comunità cristiana aprendoci al dono dello Spirito Santo che solo può creare la comunione tra noi e sottolineando che ogni agire nella Chiesa nasce dall'essere e , pertanto, dobbiamo decisamente rifiutare una interpretazione della parrocchia come agenzia di servizi o un distributore di sacramenti.Sono convinto che se il nostro operare non è radicato in Cristo non raggiunge il suo obiettivo che è la salvezza integrale dell'uomo. Dobbiamo riconoscere che su questo punto ci è necessaria una profonda conversione, perchè troppo spesso, nella nostra prassi, finiamo di adempiere al mandato affidatoci da Gesù di annunziare ed instaurare il Suo Regno come se, in buona sostanza, fosse opera nostra, solo umana! Così facendo riduciamo il Vangelo ad una lettura sociologica e ci troviamo, di fatto, a svuotare di senso perfino i sacramenti riducendoli a simboli e a non credere nella forza della preghiera e al primato della Grazia.Nella "Settimana Comunitaria " dello scorso anno il nostro Vescovo, ci ricordava il rapporto profondo che c'è tra la Chiesa ( e pertanto anche la parrocchia ) e la Trinità e l'Eucaristia. Vi riporto di seguito alcune frasi che ha detto: " Occorre recuperare queste radici, noi veniamo dalla Trinità. Siamo diversi tra noi. Quante diversità in una comunità! Molti volti! Molte realtà! Molti ma uno. Ci appartiene questa diversità che può essere una ricchezza se confluisce verso l' Uno ". Ed ancora : " L'Eucaristia è la grande scuola, la palestra della Comunione. Noi siamo uno in virtù di quella Eucaristia. Quando accettiamo il mistero di Dio che si dona a noi siamo invitati ad accettare tutti gli altri. Noi non trasformiamo Lui in noi, ma è Lui che ci assimila a Lui se vinciamo le nostre resistenze. Lasciamoci trasformare dall' Eucaristia! Oggi molte comunità recuperano l' Adorazione Eucaristica. Stare davanti all'Eucaristia per lasciarsi trasformare non è passività, ma è una grande attività. E' Gesù che invita i suoi discepoli a stare con Lui. La grandezza dello stare con gli altri dipende da come noi sappiamo stare con Lui. Stiamo prima con Lui e così impariamo a stare con gli altri. " Cari amici, vi esorto a partecipare attivamente agli appuntamenti della settimana comunitaria, a lasciare gli altri impegni per chiedere a Gesù la grazia di amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amati.Pace a voiDon Stefano