Cari amici, dopo una lunga quaresima e i commoventi riti della settimana santa, abbiamo celebrato con gioia la Pasqua di Resurrezione del Signore. Bella e profonda è la contentezza che sgorga da questa festa nella nostra Comunità Parrocchiale perché ha portato tanta grazia nelle anime. Noi preti, fragili strumenti dell'amore di Dio per l'umanità, lodiamo e ringraziamo il Signore perché siamo testimoni di tutto il bene che Egli ci ha donato. Veramente Gesù è Risorto in tanti che si sono riaccostati ai sacramenti dopo anni, in tanti che, impegnati nella dura lotta quotidiana, hanno sinceramente riconfermato la loro adesione a Cristo nella Chiesa ma anche nei tanti che, ancora in ricerca di Dio, in questo tempo si sono sforzati con fatica di riconoscerlo. Proprio a voi, che cercate sinceramente Dio ma non lo trovate, chiedo il coraggio di non mollare, di continuare a pregare per incontrarlo nella complessità contraddittoria e spesso tragica della nostra storia. Egli è vivo! E' risorto! Se non lo riconosciamo è perché è nascosto sotto la specie del Crocifisso. Magari gli passiamo accanto negli orrori della vita e non lo vediamo. Eppure il messaggio del venerdì santo dovrebbe parlarci chiaro: in Gesù, Dio è sceso fino al punto in cui Dio non c'è più. In Gesù, Dio fa propria l'assenza di Dio tra gli uomini. Il suo amore va fino al punto in cui si fa “peccato” e “maledizione” per noi (Galati 3,12; 2Corinzi 5,21). Un segno grande di questa Divina Presenza nascosta mi è stato donato proprio durante la settimana santa quando ho concelebrato, nella Basilica di San Paolo, la messa di esequie di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei focolari o Opera di Maria. Anche li è stato palpabile che, pur nel dolore e nella commozione del momento, il Cristo Risorto era vittorioso e ci trasmetteva una profonda gioia. Le testimonianze dei rappresentanti di altre chiese cristiane e di altre religioni hanno evidenziato i meravigliosi frutti del carisma che, attraverso Chiara, Dio ha donato alla Chiesa e al mondo: la spiritualità di comunione e dell'unità. Oggi nel mondo sono tantissimi i membri che aderiscono ai focolari ma sono addirittura decine di milioni quanti, in ogni stato di vita, hanno abbracciato con spirito di umiltà e gioia il carisma dell'Opera di Maria che è fondato sul comandamento che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Se pensiamo come è cominciato questo Movimento così impegnato per la comunione nella Chiesa, per il dialogo ecumenico e per la fratellanza tra i popoli e così attivo nei diversi campi della vita umana - dalla scienza all'arte, dalla economia alla politica - c'è da rimanere sbalorditi. Sotto i bombardamenti, alla fine della seconda guerra mondiale, a Trento, quando tutto intorno crollava a pezzi, Chiara scopre l'ideale evangelico dell'unità. Ancora ventitreenne, attratta interiormente, dona tutta la sua vita a Dio. La gioia contagiosa di essere sposa di Dio raduna intorno a lei le prime compagne unite dall'ideale di vita evangelica assolutamente radicale. Da lì nasce una avventura meravigliosa che la vede docile strumento nelle mani di Dio.La spiritualità di comunione che Chiara Lubich ha donato alla Chiesa come principio educativo e fonte di rinnovamento poggia, come una pietra angolare, nel mistero di Gesù Cristo Crocifisso e Abbandonato. Da Lui si impara quello spogliamento interiore, quella capacità di essere un vuoto pieno di amore che permette che i molti e i diversi possano comporre l'unità. Cari amici penso che oggi abbiamo tanto bisogno di chiedere a Dio di vivere questo carisma. Chiediamo a Maria, Madre della Chiesa, che ci doni donne e uomini generosi, aperti all'Amore di Dio e del mondo che sappiano donare la propria vita per questo ideale evangelico
Pace a voi! Don Stefano
Salutandovi vi lascio questo prezioso scritto di Chiara Lubich da meditare e pregare:
“Ho un solo sposo sulla terra: Gesù Abbandonato: non ho altro Dio fuori di lui. In lui è tutto il Paradiso con la Trinità e tutta la terra con l'Umanità. Perciò il suo è mio null'altro.E suo è il dolore universale e quindi mio. Andrò per il mondo cercandolo in ogni attimo della mi vita. Ciò che mi fa male è mio. Mio il dolore che mi sfiora nel presente. Mio il dolore delle anime accanto (è quello il mio Gesù). Mio tutto ciò che non è pace, gaudio, bello, amabile, sereno…, in una parola: ciò che non è Paradiso. Poiché anch'io ho il mio Paradiso ma è quello nel cuore dello Sposo mio. Non ne conosco altri. Così per gli anni che mi rimangono: assetata di dolori, di angosce, di disperazioni, di malinconie, di distacchi, di abbandoni, di strazi, di…tutto ciò che è lui e lui è il Peccato, l'Inferno. Così prosciugherò l'acqua della tribolazione in molti cuori vicini e – per la comunione con lo Sposo mio onnipotente- lontani. Passerò come fuoco che consuma ciò che ha da cadere e lascia in piedi solo la Verità. Ma occorre essere come lui: essere lui nel momento presente della vita.”
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